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Il ditirambo era, come tutti sanno, un canto in onore di Diòniso; e, in origine, improvvisato tra i fumi del vino: Archiloco cantava:

Quando il vino come un folgore sul cervello mi piombò,
intonare il ditirambo per Dïòniso io ben so.

Questo ceppo mise parecchi rami. Affidato ai Satiri, si combinò con elementi drammatici, e diede origine alla tragedia. Svolse una materia epico-lirica, come vediamo nei saggi di Bacchilide; e, in questa forma, come nella tragedia, finí col trascurare Diòniso, e celebrare altri miti ed altri Numi, e col perdere un po’ il carattere lirico. E, infine, rimase prevalentemente lirico, ma ingentilendosi ed affinandosi con tutti i modi dell’arte. A quest’ultimo tipo, almeno a giudicare da quanto ci resta, appartennero i ditirambi di Pindaro.

Quando si pensa a questi ditirambi, subito tornano alla mente i celeberrimi versi d’Orazio:

seu per audaces nova dithyrambos
verba devolvit numerisque fertur
lege solutis.


Sembra che Orazio dia come un posto distinto ai ditirambi. E, infatti, questo tipo di lirismo sembra fosse il piú adatto ad