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PER ARISTOCLIDE D’EGINA

VINCITORE DEL PANCRAZIO A NEMEA


I


Strofe

O Musa divina, che madre ci sei, ne la festa
solenne di Nenie, quest’isola dorica visita
d’Egina ospital: ché su i margini
t’aspettan dell’Àsopo i giovani
artefici d’inni melliflui, bramosi d’udir la tua voce.
Han sete diversa le gesta diverse:
la gloria agonale desidera il canto,
compagno dei prodi, compagno dei serti.


Antistrofe

Concedimi or tu che mia mente gran copia n’effonda:
intòna, o tu, nata dal Sire del nubilo cielo,
un inno fulgente: ai lor canti
io mescerlo bramo, a la lira.
Travaglio è ben grato cantare la terra dov’ebbero prima
dimora i Mirmídoni, la cui possa avita
macchiare Aristòclide non volle, sé fragile
mostrando nell’urto del fiero pancrazio,