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ODE PITICA II 41


Antistrofe

e perché un giorno, nel talamo superbo, d’amore tentò
la sposa di Giove.
Convien che ciascuno i suoi limiti conosca. L’adultera brama
lo spinse a fatale rovina, mentr’esso al giaciglio
movea. D'una nuvola a fianco si giacque lo stolto,
illuso alla dolce parvenza:
ché simile in tutto alla figlia di Crono, all’eccelsa regina,
l’aveano plasmata, fallacia, specioso supplizio,
le palme di Giove.
Così per mercede, fu Issione legato alla ruota quadruplice.

Epodo

È questo il suo strazio. Ed avvinto
nei ceppi infrangibili, insegna
agli uomini tale sentenza. —
E senza le Grazie, la Nuvola, solo essa feconda, gli diede
un solo, un orrendo rampollo,
che pregio non ha presso gli uomini
né presso i Celesti. Lo crebbe, lo disse Centauro.
Ed esso alle falde del Pelio s’unì con puledre
Magnesie; e una turba stranissima nacque,
che simile a entrambi i parenti
aveva l’aspetto: di sopra
al padre, di sotto alla madre.


III



Strofe
Esito certo prefigge, a ciò che desidera, il Nume:
Il Nume, che coglie
le penne dell’aquila a volo, che giunge nel mare il delfino,