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ODE 37


non sapremmo dire. Così, non è chiaro perché venga ricordato Cínira. Forse perché Cinira era sacerdote di Afrodite cipria, e Gelone era sacerdote di Demètra e Persefone, per diritto ereditario acquisito dall’avolo suo Teline quando riuscì a placare due fazioni contendenti in Gela. — Issione perpetrò il primo scempio consanguineo (v. 39) sul suocero Deione: lo invitò ad un banchetto, e Io fece precipitare in una fossa mascherata, piena di carboni ardenti. — Chi s’apparecchia a lodare Ierone (v. 81) fa come chi incomincia prospera navigazione: andrà presto e lontano. — Il brano sull’aria di Castore (92), anche senza tener conto d’un aneddoto insulso riferito dallo scoliaste, presenta qualche difficoltà. Io intendo che questa aria di Castore fosse un’aria famosa (v. pag. 29); e che Pindaro l’avesse adattata o, meglio, avesse adattate ad essa le parole dell’ode, scrivendo poi l’accompagnamento — armonizzandola, e strumentandola, diremmo noi, sulla cètera eolica. E in grazia di questa sua armonizzazione, Pindaro prega Ierone di fare buon viso all’aria ben cognita.

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