Pagina:Odi di Pindaro (Romagnoli) I.djvu/64


ODE 31


Odi di Pindaro (Romagnoli) I-0064.png


A MIDA D’AGRIGENTO
VINCITORE COL FLAUTO A PITO




I



Te invoco, città di Persèfone, città la più bella fra quante albergo son d’uomini, o amica del fasto, che presso Agrigento
ferace di greggi, ti levi su clivo turrito: o Signora,
gradisci benevola, e teco si accordino gli uomini e i Numi,
da Mida le foglie del serto di Pito gradisci, e lui stesso,
che vinse gli Ellèni nell’arte cui Pàllade
un giorno rinvenne, intrecciando
la nenia feral de le Gòrgóni.


II



La nenia che giù da le vergini cervici di serpi tutte orride
stillare con misero spasimo udiva Persèo, quando l’una
spengea delle suore trigemine; e il capo fatale, dei Sèrifi
all’isola addusse. Le Fòrcidi cosi nella tenebra immerse;
cosi di Medusa bellissima la testa rapf; di Polidete
all’epuia pose funereo fine;
e sciolse sua madre dal giogo
perenne, e dal talamo ingrato,