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ODE 17


Con Ierone, cresce ancora lo splendore di Siracusa. E tra le vicende salienti del suo regno conviene ricordar le seguenti, riecheggiate da tutte le odi pindariche.

Anassilao di Reggio, contro il volere di Ierone, tentò impadronirsi di Locri Epizefiria. I Locresi ricorsero per aiuto a Ierone, e questi mandò Cromio, sposo d’una sua sorella, e sempre fido amico dei Dinomenidi, a parlamentare con Anassilao, che allora si piegò al volere del più forte. A questo fatto si riferisce specialmente la Pitia II.

I Sibariti di Schidro e di Lao chiedono a lor volta aiuto a Ierone contro i Crotoniati. E, secondo una tradizione, Ierone, volendo liberarsi del fratello Polizelo, lo mandò a compiere questa impresa. Ma Polizelo, subodorato il tranello, si rifugiò presso Terone, padre di sua moglie. Terone patrocinò la sua causa: Ierone gli mosse contro, e sarebbero venuti a guerra aperta senza i buoni uffici di Simonide. Polizelo fece atto di sottomissione. Ierone ebbe il sommo potere (476), e, a suggellar la pace, sposò una nipote di Terone. Mentre egli giungeva cosí all’apogeo, incominciava a declinare la sorte di Terone. Imera scacciava il figlio di lui Trasideo; ed anche gli si erano ribellati Capi ed Ippocrate, suoi stretti parenti.

Gli abitanti di Cuma, molestati dagli Etruschi e dai Cartaginesi, ricorsero anch’essi per aiuto a Ierone. E Ierone, comprendendo che un trionfo dei barbari avrebbe messo in pericolo, non solo Cuma, ma tutte le colonie elleniche della Magna Grecia, inviò una flotta che sconfisse completamente i barbari (474).

Infine, Ierone espulse gli abitanti di Catania e di Nasso, e li sostituí con diecimila nuovi cittadini. Con ciò mirava, non tanto alla gloria di fondator di città, quanto ad assicurare la signoria al figliuol suo Deinomene, prevedendo, come fu, che la successione al trono di Siracusa non sarebbe riuscita cosí

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