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16 LE ODI DI PINDARO

renze e potere grandi; e nel 488 il figliuol suo Terone poté impadronirsi della città.

Qualche anno dopo, Gelone, approfittando delle discordie che laceravano Siracusa, aveva invaso coi fuorusciti la città, e se n’era proclamato signore, lasciando a Gela suo fratello Ierone. E Terone, che intanto s’era stretto a Gelone, dandogli in moglie la figliuola sua Damarete, approfittando del malumore suscitato in Imera dalla durezza del signore Terillo, s’impadronì di quella città; a capo della quale mise poi il figliuolo Trasideo. Sicché verso il 480, Gelone era signore di Siracusa, Ierone di Gela, Terone d’Agrigento e d’Imera.

Terillo non sopportò in pace l’affronto. Ricorse ad Anassilao, suo genero, signore di Reggio, ed ai Cartaginesi, che non vedevano di buon occhio l’estendersi della potenza ellenica in Sicilia. Un esercito fortissimo, guidato da Amilcare, sbarcato a Panormo, invase la Sicilia. Ma sui campi d’Imera toccò da Terone e da Gelone accorso in suo aiuto una terribile sconfitta. Quella battaglia fu paragonata a Salamina e Platea. E Simonide chiuse in un epigramma il nome di Gelone e dei suoi tre fratelli che avevano conseguita la gloriosa vittoria:

Di Deinomene i figli, lo attesto, Gelone,
Ierone,
Polizelo e Trasibulo posero questi tripodi,
poi ch’ebbero sconfitte le barbare e agli
Ellèni
data ebbero man forte per la lor libertà.


I vincitori furono magnanimi coi vinti. E specialmente trattato bene fu Anassilao: poco dopo la battaglia, Ierone sposava perfino la sua figliuola.

Due anni dopo (478) muore Gelone, affidando la reggenza di Siracusa a Ierone, e all’altro fratello Polizelo la tutela del figlio Dinòmene e la raccomandazione di sposar la sua vedova Damarete, figliuola di Terone: matrimonio che avvenne.