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ODE PITIA IX 197




Antistrofe

tra gli ombrosi recessi dei monti
cimenta l’immensa prodezza?
È concesso ad un Nume distendere sovr’essa la mano?
Il miele dell'erbe falciare dai floridi prati è concesso?» —
E a lui l'animoso Centauro, raggiando la mite serena pupilla
d’un placido riso, rispose: «Oh Febo, Suada saggissima tiene
nascoste le chiavi dei sacri sponsali; ed i Numi e i mortali s’adontan del pari
con brama palese il dí primo ascendere il talamo dolce.


Epodo

Te pur, cui Menzogna non tange,
sospinse ad infinte parole la brama d’amore. La stirpe
qual sia della vergine chiedi, Signor, tu che l’esito certo,
che i tramiti sai d’ogni evento,
e quante vermene germogliano pei campi alla nuova stagione,
e quante nel mare e nei fiumi si volgono sabbie
agli urti dei flutti e dei venti, che quanto sarà ben prevedi,
e donde sarà? Pur, se debbo
oracoli esporre al profeta,


III


Strofe

parlerò. Queste balze cercasti
per esser suo sposo. E fra poco
oltre il mare con te l’avrai tratta, di Giove al verziere;