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108 LE ODI DI PINDARO



IX


dove le genti designano il passo di Marte, la gloria
volse al figliuol d’Agesídamo, negli anni suoi primi, già gli occhi.
E quanto fra polve di campi,
e sui finitimi flutti negli anni seguenti compieva,
io canterò. Dei travagli che onesti l’uom giovine compie
si allegrano gli anni cadenti.
Conosci che diedero i Numi a te felicissima sorte:

X


ché quando un uomo consegue con grande opulenza alta gloria,
lecito a lui, sacro a morte, non è muovere oltre, poggiare
le piante su vetta piú eccelsa. —
Ama il simposio la pace. E il fior di vittorie novelle
levasi al morbido suono dei cantici. Acquista baldanza
la voce vicino al cratere,
profeta soave ai convivî. Di vino ora alcuno lo infonda,

XI


e de la vite il gagliardo figliuol ne le coppe d’argento
mesca, che un dí le cavalle vincevano a Cromio; ed insieme
coi serti intrecciati ad Apollo
nella divina Sicione a lui li recaron. Concedi,
Giove, che insiem con le Càriti io celebri tanta prodezza,
la gloria di tante vittorie;
e possa, lanciando i miei dardi, la mèta colpir de le Muse.