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70 LE ODI DI PINDARO


la stirpe, Tersandro, figlio di Polinice e di Argia, figlia di Adrasto re d’Argo. I discendenti di Tersandro passarono a Rodi, e di qui in Sicilia, dove fondarono Gela; e da Gela, finalmente, mossero a fondare Agrigento. La stirpe di Terone risaliva dunque, dal lato paterno, sino a Cadmo, dal materno sino al re d’Argo Adrasto. Onde i suoi antenati sono chiamati da Pindaro Adrastidi (v. 55).

Ed ecco il piano dell’ode.

Pindaro dice che per questa vittoria, riportata in Olimpia, deve cantare: Giove, protettore di Pisa, cioè dell’Elide, cioè d’Olimpia; Eracle che fondò i giuochi olimpici; Terone che in questi giuochi ha trionfato con la quadriga.

Terone è sangue degli illustri discendenti di Cadmo, che dopo lunghi travagli giunsero in Sicilia ed ebbero finalmente fortuna: l’abbiano anche i loro nipoti!

Qui il poeta introduce l’affermazione che la sorte degli Adrastidi fu mista di sciagure e di fortune. Il concetto nella sua forma esplicita è esposto al v. 43-45: ed è preparato e seguito da riflessioni concomitanti ed esemplificazioni mitiche. Nulla può far sì che le sciagure sofferte siano non sofferte; ma il bene che sopraggiunge le fa dimenticare. Cosi avvenne per Semele e per Ino. La sorte degli uomini è instabile; e instabile fu per gli antenati di Terone, da quando Edipo uccise Laio suo padre: onde fu l’orrido scempio reciproco di Eteocle e Polinice. Ma con Tersandro risorge la casa; e dopo varia fluttuazione di beni e di mali, Terone ha raggiunto adesso il vertice della felicità umana: ha vinto il supremo fra gli agoni d’Ellade.

Segue la solita affermazione che la massima felicità consiste nel vincere le gare e nell’essere ricco. E poi, il poeta esalta la ricchezza di Terone, osservando che però la ricchezza è vera luce per l’uomo solo quando esso è pio, cioè quando conosce la legge etica che regge le sorti del mondo; e si apre