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— Mancano i tordi.... Io non ho trovato altro che i crostini di pane. Fammi il conto. —

E figurandosi che il cameriere gli risponda che il conto è già stato pagato, Scampolino dà un’ultima occhiata alla vetrina, e, un passo dietro l’altro, ritorna verso casa.

Giunto nella sua cameretta e prevedendo che un giorno o l’altro toccherà a morire anche a lui, e probabilmente di appetito rientrato (una brutta morte), Scampolino si prepara due righe di testamento, col quale lascia i suoi debiti ai poveri della Parrocchia e il suo ritratto in fotografia al Museo di Storia Naturale, perchè i posteri possano levarsi la curiosità di vedere come fossero ben nutriti quei poveri animali che, sotto il governo italiano, erano ingrassati alla famosa greppia dello Stato.