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Pagina:Nuovi poemetti.djvu/226

210 pietole

La notte, vegli, appunti faci, o tessi
valletti e cesti; e la tua moglie canta,
250tra l’alternar dei pettini e dei licci.
Oppure schiuma, più vicina, al fuoco,
con una foglia l’onde che traboccano,
entro il paiuolo tremulo, del mosto.
O notti! O vita dolce assai, ch’ha sempre
255amor la notte, come sole il dì!


xvi


E perchè migri? e perchè fuggi? Grande
assai non t’è questo tuo verde campo?
Non ha la siepe, che lo fa più grande
perchè più tuo? Mugliano i bovi, i galli
260cantano, l’api ronzano. Qui tutto
avrei passato, io, senza gloria, il tempo!
Qui la giustizia, che tornava al cielo,
sostò lasciando una parola in terra:
— Non l’uno il troppo ed abbia l’altro il poco!
265Pace abbia il cuor dell’uomo, e non lo muova
il ricco all’astio ed il mendico al pianto! —
Va coi vicini, poi ch’è festa, e steso
con lor su l’erba, e col cratere in mezzo,
bevi giocondo... Vissero nei campi
270i forti antichi popoli; l’aratro
il solco eterno disegnò di Roma;
l’Italia, detta dai giovenchi, è qui„.