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Pagina:Nuovi poemetti.djvu/225


pietole 209

latta da sè, come una buona madre!
225Giusta è la terra e non ti nega il cibo,
la madre, mai; se il grano è poco, l’uva
è tanta: è sempre di qualcosa, annata.
Poi, c’è la pace, e le gioconde feste,
e il sonnellino sotto un olmo, al canto
230delle cicale, al mormorìo dell’acque.
Tu non sei ricco ed accallato hai l’uscio,
sempre, di casa, e la gallina becca
nell’atrio tuo; non hai tappeti e bronzi,
e non odora, l’aia tua, d’amomo:
235ma il bimbo ricco, in casa tua, s’invoglia
di tutto, e tutto ammira, e tutto chiede,
il pane, il pomo, il latte, l’uovo; e sente
che il buono e il tutto è quello che non ha.


xv


Cerchino gli altri il pallido oro e il plauso
240vertiginoso, e lascino la soglia
trita dai loro, e migrino: tu resta.
Tu con l’aratro i piccoli nepoti
nutri, e la Patria, e tieni gli occhi in alto,
perchè tu segui a mano a mano il sole.
245Viene l’inverno, e tu godi il fruttato,
frangi le ulive e affumi quel secondo
orto ch’è il porco che mangiò la ghianda.