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Pagina:Nuovi poemetti.djvu/218

202 pietole

ecco e piegare al tuo passaggio i pioppi,
i lunghi pioppi, con l’ondulamento
d’opre che a tondo menino le falci;
ecco e fiottare al tuo passaggio i campi
60d’orzo e di grano, come ad un fecondo
soffio, in un lustro tremolìo di reste;
e impazïenti a te muggir le stalle
chiuse; dall’aie a te squittir la forza
fida dei cani; a te, dal pingue concio,
65rosso plaudir, battendo l’ale, il gallo:
perchè tu vieni ai dolci campi, ai noti
fiumi, ritorni al tuo natio villaggio,
alla tua gente ed alla tua tribù,


v


Virgilio! O tu, cui partorì la madre
70nei campi, al sole, dentro un solco aperto
dal curvo aratro per il pio frumento;
o tu, che avesti per gemello un pioppo
che si levò su tutti gli altri al cielo,
sì che ai suoi rami si stessean le nubi:
75appie’ del dio, chiuso nell’aureo musco,
venìan le incinte, e i loro blandi voti
s’unìan lassù col pigolìo dei nidi:
o tu cui l’arnie, o di cucite scorze
o di tessuti lenti vinchi, all’ombra
80dell’oleastro, persuadeano il sonno
col grave rombo, quando a te tra i fiori