Pagina:Novellette e racconti.djvu/66

56 novella xxxii.

notte. La mattina certi amici di lui, saputo il caso, andarono a ritrovarlo e a fargli fretta perchè si fuggisse; ma egli diceva: Voi siete pazzi; io ho ottantaquattro anni, e le gotte mi legano i piedi, sicchè appena potrei camminare adagio e col bastone, e voi mi parlate di fuggire! io sono ben ora al caso di correre: dove volete voi ch’io corra? Finalmente a grandissima fatica lo fecero vestire, e ajutandolo da tutte due le braccia, che appena si potea movere, lo trassero ad una barca, la quale fece quello che non avrebbero potuto le gambe di lui, e lo condusse in altro paese.


XXXII.


Il Contrattempo.


La fortuna alle volte fa nascere certe piacevolezze che sono di picciolo momento e tuttavia danno di che ricreare gli animi di chi le ode; e que’ medesimi a’ quali sono accadute, benchè in sul fatto ne avessero qualche dispetto, in fine ne ridono quanto gli altri. Un certo giovane, pieno di spirito e di un umore piuttosto spensierato che altro, per vivere lietamente o forse per meglio attendere a’ fatti suoi, ch’io non voglio affermare quello che non so, va la notte a dormire in uno stanzino dappresso a S. Marco, dove non ha altro della roba sua, fuorchè quella che si porta indosso, e si spoglia la sera quando va a coricarsi. Tutte le sue camicie principalmente gli sono tenute in custodia da una sorella ch’egli ha; la quale si sta a casa in un’altra contrada assai lontana. Poche sere fa giunge alla sua stanzetta molto ben tardi, e dice ad una donnicciola, che gli facea lume con un lumicino: Buona femmina, io mi ti raccomando, svegliami domani a tale ora, perch’io debbo essere dinanzi ad un magistrato: vedi bene che tu non mancassi; picchia forte finch’io risponda e sia desto: se io non sono diligente, guai a me; mi può accadere cosa di grave sconcio se non mi