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226 novella v.

riti gli avrebbero rapito l’unico suo figliuolo; quando la fama si sparse per la città della venuta di un medico eccellente e famoso. Costui sapea a perfezione la scienza dell’astronomia, della geomanzía a tutti i segreti della cabala. Noi però vedremo che più di ogni altra cosa possedea la scienza del conoscere gli uomini a fondo, e sapea ingannarli assai bene, tanto per l’interesse loro, quanto pel suo proprio.

Il valente medico non istette molto a scoprire il vero: conobbe che il languore del suo infermo non potea da altro derivare, che da una causa morale; e come colui ch’era accorto del pari che addottrinato, non durò molto a trargli il segreto dal cuore. Non era cosa facile il sapere qual fine avesse avuto una giovane, di cui sulla terra non si avea più notizia, e che sommamente importava a’ suoi rapitori di tenere occulta. Ma essendosi alla destrezza del medico combinato un accidente fortunato, sì ch’egli potè intendere quanto era avvenuto, il valentuomo seppe attribuire la scoperta sua alle occulte scienze. Dimorava in quel tempo a Cufa una femmina ebrea, la quale trafficando in giojelli e in galanterie, avea fatto viaggio per tutta l’Asia: era costei stata in Damasco introdotta più volte alla corte di Abaza, ed avea avuta commissione tanto da lei, quanto dal Califfo, di offerire alla giovane Zeineb diversi qiojelli di gran pregio, ricevuti sempre da lei con indifferenza.

I segni del dolore impressi nella faccia della bella giovane non erano sfuggiti alla vista dell’Ebrea, e le frequenti sue andate al serraglio l’aveano condotta al caso di scoprire l’amor del Califfo, le ritrosie della bella schiava, e di sospettare anche, quanto la principessa Abaza, le cagioni che la rendeano ritrosa. Zeineb non avea scambiato il nome. L’Ebrea che avea delle relazioni col medico arabo, gli avea parlato di Zeineb, dell’amorosa passione del Califfo, della indifferenza di lei, e della segreta fiamma di che si credea che ardesse. Non si dee punto maravigliarsi che cotesto creduto filosofo e cotesta mez-