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nando le ineguaglianze, facendo assomigliare così un uomo all’altro, un giorno all’altro, uno all’altro paese, è pur piacevole, almeno per me, il trovare ancora costumi che richiamino la mente a quel passato, su cui volentieri l’animo riposa in certi momenti, ne’ quali sente vacillare la fede nel presente e la speranza nell’avvenire. Mi si lasci dunque continuare sul discorso di feste, portandoci alla sorella città di Vicenza.

Il vescovo di Liegi istituì la festa del Corpus Domini; dove Urbano IV papa, avendola veduta ordinò nel 1264, fosse celebrata in tutta cristianità; san Tomaso d’Aquino compose per essa l’uffiziatura tanto poetica; il concilio di Vienna...

Eh no, no; sono troppo serie queste notizie per un libro di novelle; sono roba da sacristia; roba di quegli eruditi che facilmente acquistano tal nome collo sfogliare un dizionario. Noi vogliamo divertirci: la qual cosa, come il dispotico governo «è buona per l’estate e per l’inverno.»

Gli è ben vero che il patriotismo vorrebb’essere buzzo, negro, e


          Col capel sulle ciglia e tutto avvolto
          Nel mantel, passegiar coll’armi ascose;

dovrebbe pianger sempre e cantare col poeta del Procida:


          Io vorrei che stendesser le nubi
          Sull’Italia un densissimo velo;
          Perchè tanto sorriso di cielo
          Sulla terra del vile dolor?

ma che volete? Noi ci siam posti in mente che si possa essere, come buon cristiano, così buon pa-