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LA FESTA DEI CANESTRI


La Tremezzina — Deh chi ha visto quel paese, e può nominarlo senza sentirsi scorrere sull’anima un riso? Ed io e voi, soave essere che mi consolate il presente e mi confortate l’avvenire, non ricorderemo mai quella piaggia senza un sentimento pari alla memoria d’un fanciullino volato in cielo sul fior dell’età, del quale non si rammentano che i sorrisi.

Colà, nella vivace stagione traggono i ricchi dalla città a bearsi della calma campestre, a rintegrare le forze nel limpido aere tutto vita; e fra quell’amabile indistinto di colori e di fragranze, dimenticare i faticosi nonnulla cittadineschi.

E veniva pure.... Ma voi, giovani cortesi e belle donne, avvezzi a commovervi al racconto di avventure strepitose, bizzarre, romanzesche; voi, che a parole chiedete il semplice, il vero, poi in effetto volete prurigine di fittizio, d’esagerato, deh saltate a piè pari questo racconto; non fa per voi: