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— E dove accadde veramente il fatto?» insisteva don Alessandro, che così nomavasi il giovane signore.

— Là.... abbasso.... Ma non so bene. Dev’essere stato presso alla Madonnina d’Imbevera», ripigliava don Alfonso.

— E non si seppe mai il vero di quel caso atroce?

— Mai», replicava don Alfonso facendo spallucce e vibrando in faccia all’altro lo sguardo acuto di una vipera in atto di assalire, quasi avesse voluto spiargli in fondo del cuore. Non gli sembrò vedervi sospetto nè malizia; onde rassicurato continuava: — E come sarebbe potuto scoprirsi? Questi contorni erano pieni di malandrini e di banditi. Non è vero, guardacaccia?»

E il guardacaccia facevasi più presso confermando.

— Se ce n’era, illustrissimi! e con tanto di pelo sulla coscienza. Il Caino di Pusiano, il Raspagno di Garbagnate, lo Spazzacampagne di Broncio, altri ed altri cani, che avrebbero assalito anche un frate».

— Capisce?» soggiungeva don Alfonso. «Ma ci abbiamo trovato riparo; e da poi che occhieggiano intorno questi gatti (accennava con sorriso i suoi uomini), di simili sorci è scemata la razza, ed ella deve starsene senza paura.»

— Ma dica....» voleva ripigliare il giovane, ben altro che soddisfatto di quelle risposte. L’Orso però, cui tali domande non parevano dar troppo per lo genio, lentò il freno al cavallo, toccandolo d’una gagliarda spronata, e dietro a lui tutti gli altri. Se non che avendo esso liberato contro d’un uccello il suo falcone, questo riuscì a strappare la lunga annodatagli al piede, e datosi a libero volo, dopo