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molto pianto e vesti e cibo, e bruceranno incensi sul tuo sepolcro. Và via, và via, ritorna nella tua tomba, spirito crucciato.» E in così dire il servo fuggì senza nemmeno osare d’aprire un momento l’uscio di casa.

Hoa-hien voleva avvicinarsi di nuovo a quella porta: voleva allontanarsi di là; ma gli mancarono le forze, e cadde spossata, versando un torrente di lacrime. Un vento gelato soffiava con impeto; e il freddo penetrava le ossa della povera fanciulla, alla quale nessun schermo erano i leggeri vestimenti che indossava. Ove fuggire, ove rifugiarsi? Volgendo intorno gli occhi smarriti e velati di pianto, lo sguardo si volge verso le finestre della casa vicina, per le quali traluceva il chiarore tremolante delle interne lampade. Era la casa dei Fan: la famiglia pareva sedere tuttora a mensa. Rianimata alquanto dalla speranza Hoa-hien si alza, e va a picchiare all’uscio della casa dei Fan.

— «Chi è là che bussa?» domanda il portinaio meravigliato. E la fanciulla rispondendo alla voce che udiva venir dall’interno:

— «Sono Hoa-hien, dice, la figliuola di Lieu. Forse il signore della casa si ricorderà di me: tempo fa giuocando con una palla d’avorio, egli ebbe occasione di vedermi; e facemmo allora intima conoscenza. Ho da parlargli di una cosa che lo concerne: ditegli che son venuta apposta.»

Il servitore va via, e narra il caso a Fan-Lieu; e questi: «Come può essere la figliuola del mio vicino di rimpetto, esclama, se è più di sei mesi che è morta! Senza dubbio è l’anima sua irrequieta che vaga senza riposo.» E ordinò al servo d’accendere dei lumi, far qualche sacrificio, e bruciare un po’ d’incenso per la requie di quell’anima. Intanto egli armatosi d’una spada apre la porta, e si slancia fuori (5), e vede infatti la fanciulla in ginocchio, piangente, che domanda pietà. — «Tuo padre e tua madre sono molto ricchi, và da loro, le dice Lieu; contentati di quest’incenso che io brucio per la salute dell’anima tua. Val via di qua: perchè annoiarmi con cotesti tuoi gemiti continui?» — Dopo aver detto ciò, e