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sioni sull’Annona scritte ventisette anni prima, di cui già si disse. Nel 1797 intraprese la stampa del secondo volume della Storia di Milano, che venne poi condotto a termine dal di lui amico il canonico teologo Frisi, certamente con pubblica benemerenza se non si fosse permesso due gravissimi arbitrj. È il primo di aver interpolato i proprj supplementi alle lacune lasciate dall’autore senza alcuna indicazione che li distingua, contro la pratica dei Freinsemii, dei Brotier e de’ più

    scovo Ambrogio, titolare della Chiesa milanese, è dovuta alla generosità di un privato. Nè migliore è la condizione delle altre città d’Italia. E per circoscrivermi a pochi esempj, vedonsi in Roma varj magnifici monumenti di Papi defunti, posti a spese degli eredi ch’essi arricchirono; ma i busti che vennero collocati nel Panteon ad onorare varj uomini illustri nelle lettere e nelle arti, furono tutti eseguiti a spese private. Verona, che altre volte si mostrò splendida ad erigere le statue onorarie del Fracastoro e del Maffei, una ne decretò ad Ippolito Pindemonte, da pochi anni defunto, ma ne differì l’esecuzione a tempo indeterminato. Como finalmente decise di erigere un ricco monumento ad Alessandro Volta in una delle piazze della città, e cominciò dal farne eseguire il modello; ma il calore patriotico presto si temperò, e la generosa risoluzione declinò in una questua. E la generosità e l’amor patrio sono generalmente in Italia così caldi in parole, ed esili ne’ fatti, che non s’ebbe onta di dare l’abbietta forma di questua alla collocazione de’ monumenti onorarj eseguiti o progettati in Milano in questi ultimi tempi; con buona sorte ancora, quando tra i zelanti che presiedevano alla direzione dell’opera non insorsero altercazioni e querele, rese più vergognose per la loro pubblicità.