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Pagina:Notizie storiche dell'antica chiesa di San Pier Forelli in Prato.djvu/42

26 parte prima


Più celebre è la istituzione della Casa dei Ceppi de’ poveri, fatta da Francesco di Marco Datini col suo testamento del dì ultimo del mese di luglio 1410, nella stessa casa di sua abitazione, ch’era, ed è tuttavia nella parrocchia di San Pier Forelli. «Volle et ordinò e comandò (sono parole del testamento), per l’amore di Dio, et acciocchè a’ suoi poveri dia quello che da Dio graziosamente ha avuto, che la maggior sua casa e della sua abitazione nella terra di Prato, col giardino e casa dirimpetto, ovvero logge, stanze e apparati, s’intendano e s’intenda essere e sia un Ceppo, granaio, e casa privata e profana, per niuno modo soggetta all’ecclesiastico, ovvero agli ecclesiastici offici, ovvero ecclesiastici prelati, o a altre persone ecclesiastiche; e che per niun modo a quello si possa ridurre: ma sempre sia de’ poveri, et a perpetuo uso de’ poveri di Gesù Cristo, e loro nutricamento et emolumento perpetuo... La qual casa, a differenza dell’altre case de’ poveri della terra di Prato, si chiami e volle fusse chiamata la Casa de’ Ceppi de’ poveri di Francesco di Marco1

    peres; cui Hospitali reliquit omnia sua bona: dominus Philippus olim domini Francisci de Cambionibus canonicus pratensis, et ser Pierus et Guiduccius fratres et filii olim dicti domini Francisci, cum executoribus et commissariis dicte domine Piere...., volentes testatricis mentem exequi, eligerunt pro Hospitali prædicto duas domos cum area et horto, positas in porta Sancti Ioannis, loco dicto alle Fornaci, et dictum Hospitale intitulaverunt Sancti Iuliani. — Guiduccius olim domini Francisci de Cambionibus eligitur in gubernatorem.» Bisogna dire che l’amministrazione di questo nuovo Spedale non fosse tenuta bene, perchè nel Diurno delle riformagioni del Comune, sotto dì 6 luglio 1418, si trova deliberato, «ut bona Hospitalis Sancti Iuliani non delapidentur et bene gubernentur; quod granum et bladum dicti Hospitalis sequestrentur et penes idoneam personam recomendentur, ad petitionem Comunis, nec concedantur, sine licentia officii dominorum Octo.» Queste notizie sono estratte dal tomo II delle Miscellanee manoscritte del dottore Amadio Baldanzi, esistenti presso il nobile signor Giovambatista Salvi-Cristiani.

  1. Il testamento del Datini si legge per intero nel Calendario Pratese, anni II e III.