Apri il menu principale

Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/96


98 - slotile. Al contrario gli Epicurei, i quali si avvantaggiarono della sensualistica teoria della conoscenza di Aristotile; neganti con ironia la ricerca delia verilà; «la filosofia quale arte della vita». tS7. Hegel: il suo lato popolare, la dottrina della guerra e dei grandi uomini. La ragione è di chi vince: egli rappresenta il pro- gresso dell'umanità. Tentativo di dimostrare colia storia il dominio della morale. Kant: un regno dei valori morali superiori a noi, invisibile, reale. •n:jtc.ijr, Hegel: uno svolgimento dimostrabile, il regno niorale divenuto \isibile. $+o^' Non ci vogliamo lasciar ingannare nè secondo la maniera di Kant, nè secondo quella di Hegel; non crediamo più, come essi, nella morale e non dobbiamo quindi fondare nessuna filosofia che dia ragione alla morale. Tanto il criticismo quanto lo storicismo non ci offrono in questo nessun'attrattiva : e allora quale altra attrattiva hanno ? 188. La morale quale suprema negazione di va- lore. Il nostro mondo è o l'opera e l'espressione (il modus) di Dio, e allora deve essere supremamente perfetto (conclusione di Leib- niz....) — non si dubitava affatto di sapere quello che fa parte della perfezione — allora il male, il cattivo, può essere solo apparente (più radicale in Spinoza il concetto di buono e di cattivo) oppure deve essere derivato da un supremo fine di Dio ( — forse come conseguenza di uno speciale favore di Dio che permette di sce- gliere fra il bene e il male: il privilegio di non essere un automa; la « libertà » col pericolo di sbagliare, di scegliere male per esempio in Simplicio nel Commento ad Epitteto). Oppure il nostro mondo è imperfetto, il male e la colpa sono reali, determinati, assolutamente inerenti al suo essere : e allora non può essere il vero mondo : allora la conoscenza è solamente la via"^)er negarlo, allora è soltanto un errore che va riconosciuto come errore. Questa è l'opinione di Schopenhauer sulla base delle pre- supposizioni di Kant. Pascal è ancora più disperato: egli concepì che allora anche la conoscenza doveva essere corrotta, falsificata, — -