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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/78


« é - 80 - ruomo? Niente sarebbe più costoso della virtù: poiché con essa la terra diverrebbe alla fine un ospedale : e rultima conclusione della saggezza sarebbe: «ognuno l'infermiere di ognuno». Certo: si avrebbe allora quella tanto desiderata « pace sulla terra ! » Ma an- che cosi poca « compiacenza reciproca ! » Così poca bellezza, bal- danza, rischio, pericolo I Così poche « opere » per cui valesse la pena di vivere sulla terra ! Ah ! e poi non ci sarebbe più affatto, nessuna « azione » ! Tutte le grandi opere e le grandi azioni che sono rimaste in vita e non furono spazzale via dalle onde del tempo, non erano forse, secondo il significato più profondo, grandi immoralità?... 150. Egoismo I Ma nessuno ha ancora chiesto : Quale ego"} Ognuno involontariamente stabilisce che Vego sia uguale ad ogni ego. Que- ste sono le conseguenze della teoria da schiavi del siiffrage uni- versel e della « uguaglianza ». 151. Origine dei valori morali. L'egoismo vale ciò che vale fisiologicamente colui che lo possiede. Ogni individuo rappresenta tutta la linea dell'evoluzione (e non soltanto, come lo considera la morale, qualcosa che comincia colla nascita): se egli rappresenta l'evoluzione ascendente della li- nea uomo, il suo valore è infatti straordinario; e la cura per la con- servazione e la protezione della sua crescila può essere estrema. (La cura della promessa d'avvenire che è in lui, dà all'individuo ben riuscito un così straordinario diritto all'egoismo). Se egli rappresenta nell'evoluzione la linea discendente, la decomposizione, la malatta cronica, bisogna attribuirgli poco valore : e la più sem- plice giustizia'csige che egli tolga agli uomini ben riusciti la minima possibile porzione di posto, di forza e di sole. In questo caso la so- cietà ha il dovere di assegnare all' egoismo i limiti p i ù ristretti ( — l'egoismo può manifestarsi a volte in modo assurdo, morboso, sedizioso — ); e questo vale sia che si tratti d'individui o d'interi strati popolari decadenti e deperenti. Una dottrina e una religione dell'» amore» la diminu- zione dell'affermazione di sè, una religione della pazienza, della rassegnazione, dell 'aiuto r eciproco, nell'azione e nella parola, pos sono rappresentare un valore sommo in simili strati, anche dal punto di vista di chi domina; poiché esse reprimono i sentimenti della ri- ■ —