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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/48


j — verso i più deboli viene stigmatizzata: le condizioni supeiiori dei piij forti sono indicate con brutti epiteli. La lotta dei molti contro i pochi, dei comuni contro i rari, dei déboli contro i forti — una delle sue interruzioni più delicate viene dal fatto che gli eletti, i fini, i più esigenti si presentano come i de- boli e non accettano i mezzi più grossolani del potere. 88. . L'apparenza ipocrita con cui s'inverniciano tutti gli statuti borghesi come se fossero prodotti della moralità — per esempio il matrimonio; il lavoro; la professione; la patria, la famiglia, l'ordine; il diritto. Ma siccome in complesso sono basati sulla specie mediocre degli uomini, come protezione contro le eccezioni e i bisogni delle eccezioni, così dobbiamo trovar giusto che si dicano qui molte menzogne. 89. Che nessuno s'inganni sopra se stesso! Se uno sente in sè l'impe- rativo morale come lo intende l'altruismo, appartiene al gregge. Se ha invece il sentimento opposto e sente il proprio pericolo e la propria aberrazione nelle sue azioni disinteressate, e prive d'egoismo, non appartiene al gregge. 90. Le tre affermazioni: Ciò che è volgare è superiore (protesta dell'" uomo comune »). Ciò che è contro-natura è superiore (protesta dei diseredati). Ciò che è in mezzo è superiore (protesta del gregge, dei « me- diocri »). Nella storia della morale si esprime dunque una volontà di potenza per la quale ora gli schiavi e gli op- pressi, ora i mal riusciti e quelli che soffrono di sè, ora i mediocri fanno il tentativo di introdurre gli apprezzamenti che sono favo- revoli a loro. Per questo il fenomeno della morale dal punto di vista della biologia è molto sospetto. La morale finora si è sviluppata a spese: dei dominatori e dei loro istinti specifici, dei « ben riusciti » e delle ■belle nature, degli indipendenti e dei privilegiati in qualsiasi sens