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zioni apparve Budda. La dottrina dell’eterno ritorno si appoggerebbe su ipotesi sapienti (come ne possedeva la dottrina di Budda, per esempio l’idea di causalità, ecc.).

Che cosa significa, «diseredati»? Consideriamo la questione anzitutto dal punto di vista fisiologico e non politico. La specie d’uomini più malsana in Europa (in tutte le classi) forma il terreno di questo nichilismo: essa considererà la credenza all’eterno ritorno come una maledizione: chi è colpito da essa non indietreggia dinanzi a nessun’azione; essa vorrà annientare non in una maniera passiva, ma per una specie di rivolta tutto quello che a questo punto è privo di senso e di scopo; sebbene questo non sia che uno spasimo, un furore cieco di fronte alla certezza che tutto è esistito dall’eternità - anche questo momento di nichilismo e di desiderio di distruzione. Il valore di una simile crisi consiste in ciò che essa purifica, che riunisce gli elementi affini e fa sì che essi si distruggano reciprocamente, che essa assegna a uomini di pensiero opposto compiti comuni, mettendo in luce, fra essi, quelli che sono deboli, esitanti, e provocando in questo modo una gerarchia delle forze dal punto di vista della salute: essa riconosce in modo giusto chi sono quelli che comandano e chi sono quelli che ubbidiscono, naturalmente all’infuori di tutti gli ordini sociali esistenti.

Quali si mostreranno qui i più forti? I più moderati, quelli che non hanno bisogno di dogmi estremi, quelli che non solamente ammettono, ma anche amano una buona parte di caso, di «non-senso»; quelli che possono pensare all’uomo con una notevole diminuzione del suo valore, senza sentirsi per questo diminuiti o indeboliti; i più ricchi di salute, quelli che sono all’altezza delle più grandi sventure e che per questo non temono tanto la sventura; uomini che sono sicuri del loro potere e che rappresentano con cosciente fierezza la forza che l’uomo ha raggiunto. Come penserebbe un uomo simile al ritorno eterno?