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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/320


1 i z z a b i 1 e, ne segue, che il mondo deve percorrere un numero cal- colabile di combinazioni, nel gran giuoco di dadi della sua esistenza. In un tempo infinito ognuna delle possibili combinazioni sarà rag- giunta una vodta, in qualche momento; anzi essa sarà raggiunta un numero infinito di volte. E poiché fra ognuna di queste combinazioni e il suo prossimo ritorno tutte le possibili combinazioni dovrebbero essere percorse e ognuna di queste condiziona l'intera successione di combinazioni della stessa specie , sarebbe così dimostrato un movi- mento circolare di serie assolutamente identiche; il mondo quale mo- vimento circolare, che si è già ripetuto un'infinità di volte e che il suo giuoco ritorna in infinilum. Questa concezione non è semplicemente una concezione mecca- nica: poiché se fosse tale non necessiterebbe un ritorno infinito di casi identici, ma una condizione finale. Poiché il mondo non ha raggiunto questa condizione finale il meccanismo deve essere per noi una ipo- tesi imperfetta e solo provvisoria. 685. Se il mondo avesse uno scopo, questo dovrebbe essere raggiunto. Se vi fosse per esso uno stato finale non intenzionale, questo pure dovrebbe essere raggiunto. Se esso fosse capace in generale di un arresto di un irrigimento, di un « essere », se in tutto il suo divenire avesse un momento solo questa capacità deir« essere », sarebbe già da gran tempo alla fine, di tutto il divenire, quindi anche di tutto il pensiero, di tutto lo « spirito » M fatto dello « spirito » c o m e di un divenire prova che il mondo non ha uno scopo, uno stato finaile, e che è incapace di essere. Ma la vecchia abitudine di pensare ad un fine per ogni fatto, e pei mondo a un Dio reggitore, creatore, è così potente, che il pensatore dura fatica a non immaginarsi la mancanza di scopo del mondo ancora come uno scopo. A questa idea — che cosi il mondo sfugga intenzionalmente ad un fine, e saippia prevenire ad arte il cadere in un corso circolare devono giungere tutti quelli che vorrebbero dare al mondo ti potere di una eterna novità, ossia di una forza infinita, determinata, invai'iabilmente egtuale, come è « il mondo », la capacità meravigliosa di un i n f i n i to rinnovamento delle sue forme e posizioni. 11 mondo se anche non più Dio, deve essere capace della forza creatrice divina, della forza infinita di mutazioni, esso deve arbitrariamente proi- birsi di ricadere in una delle sue vecchie forme; deve avere non solo l'intento, ma anche i mezzi, di guardarsi da ogni ripeti- - 3