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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/313


fra — 315 — ancor meno qualcosa di anarchico. La potenza della media è anche poi mantenuta dal commercio, e anzitutto dal commercio del de- naro : l'istinto dei grandi finanzieri va contro tutto quello che è estremo — perciò gli ebrei sono, momentaneamente, la potenza più conservatrice nella nostra Europa così minacciata e cosi mal- sicura. Essi non hanno bisogno nè di rivoluzione, nè di socialismo, ne di nichilismo. Il fatto che essi vogliono avere della potenza, e hanno bisogno di potenza, anche sul partito rivoluzionario è soltanto una conseguenza di quanto è stato detto sopra, non è una contrad- dizione. Hanno bisogno di destare occasionalmente la paura contro altre correnti estreme, mostrando tutto ciò che essi hanno in loro potere. Ma il loro stesso istinto è invariabilmente conservatore e « mediocre ». Dovunque esiste della potenza essi sanno esser potenti, ma lo sfruttamento della loro potenza va sempre nella stessa dire- zione. La parola che indica degnamente tutto ciò che è mediocre è, come si sa, la parala «liberale». Riflessione\ E' insensato il presupporre che tutta questa vittoria ded valori sia antibiologica: bisogna cercare di spiegarla con un interesse della vita, per il manteni- mento del ti'po « uomo » anche con questo metodo della pre- ponderanza dei deboJi e dei diseredati — : altrimenti l'uomo non esisterebbe forse piià? — Problema — . L' elevazione del tipo è fatale per la conservazione della specie? Perchè? Lo mostrano le esperienze della storia: le razze forti si deci- mano reciprocamente: per mezzo della guerra, dei de- sideri di potenza, delle avventure, delle forti passioni, dello sciu- pio •— (la forza non è più capitalizzata, si produce il turbamento intellettuale come conseguenza di una tensione esagerata). La loro esistenza è costosa, in breve — esse si consumano reciproca- mente. Vengono allora periodi di profondo abbatti- mento e di rilassatezza: tutte le grand' epoche si pagano... I forti diventano poi più deboli, più privi di volontà, più assurdi della media dei deboli. Le razze forti sono razze dissipatrici. La« durata » in sè non avrebbe nessun valore, si preferirebbe ohe la specie avesse una esistenza più breve ma più ricca di valore. Rimarrebbe da dimo strare che anche così si raggiungerebbe un più ricco reddito di va- lore che nel caso dell'esistenza più breve, cioè che l'uomo considerato come addizione di forze, guadagna una 'quantità maggiore di do- - 316 -