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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/307


09 - 1) quelli che vogliono stabilire qualche grande complesso dato di apprezzamenti (logicamente o moralmente); 2) quelli che sono legislatori di tali apprezzamenti. I primi cercano di impadroniirsi del mondo presente o di quello passato col riassumere e abbreviare per mezzo di segni, il molte- plice accadere: a loro importa di rendere chiaro, esaminabile, pal- pabile, maneggevole ciò che è accaduto sinora: essi servono al com- pito dell'uomo di servirsi di tutte le cose passate per l'utile del suo futuro. Ma i secondi sono quelli che comandano: essi dicono : <e Così dev'essere! » essi determinano prima il « dove? » e « a che scopo » l'utile, quello che è utile per gli uommi. Essi dispongono del la- voro preparatorio degli scienziati, e ogni sapere è per essi mezzo al creare. Questa seconda specie di filosofi riesce raramente : e infatti la loro posizione e il loro pericolo sono straordinari. Quante volte si sono coperti gli occhi apposta per non dover vedere il piccolo spazio che li separava dal precipizio e dalla caduta: per esempio, Platone quando si dette a credere che «il bene» come egli lo voleva, non era il bene di Platone, ma bensì il « bene in sè », il tesoro eterno, che solo un qualsiasi uomo chiamato Platone aveva trovato sulla sua via! In forme piìi grossolane, questa stessa vo- lontà di cecità governa i fondatori di religioni : il loro « tu devi » non deve assolutamente suonare alle loro orecchie come « io voglio » — essi osano assolvere il loro compito solo come il comando di un Dio, la loro legislazione dei valori è un carico portabile sotto cui la loro coscienza non si spezza, solo perchè è una « ispirazione ». Non appena sono caduti quei due mezzi di conforto quello di Platone e quello di Maometto e nessun pensatore più può alleggerire la propria coscienza coll'ipotesi di un « Dio » o di « valori etemi », le esigenze del legislatore di nuovi valori si elevarono ad una nuova e non ancora raggiunta terribilità. D'ora innanzi, quegli eletti, di- nanzi ai quali comincia ad aleggiare l'intuizione di un tale dovere, faranno il tentativo di sfuggire a « tempo utile » a questo dovere, per mezzo di una scappatoia, come fuggirebbero dinanzi al loro maggior pericolo; per esempio, essi cercheranno di persuadersi che il compito è già assolto, oppure che è insolubile, oppure che le loro spalle sono troppo deboli per un simile carico, oppure che essi sono già sovraccarichi di altri compiti più impellenti, oppure persino ohe questo nuovo e lontano dovere è una seduzione e una tentazione, un allontanamento da tutti i doveri, una malattia, una pazzia.