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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/296


98 — nè familiari, nè bonari, nè allegri, nè modesli se non intcr pares; che si r d p p r e s e n t i sempre se stessi. 635. Il senso dei nostri giardini e dei nostri palazzi (e in quanto è an- che il senso di ogni desiderio di ricchezze) è questo: togliersi dinanzi agli occhi il disordine e la volgarità e creare una patria alla nobiltà dell'anima. E' vero che la maggior parte credono diventare nature supe- riori quando quegli oggetti belli e tranquilli hanno agito su di essi : di qui la caccia dell'Italia, dei viaggi, ecc. e tutta la lettura e l'andar a teatro. Essi vogliono lasciarsi formare — questo è il senso del loro lavoro di cultura! Ma i forti, i potenti vogliono formare e non avere più intorno niente di estraneo! Così gli uomini vanno anche verso la grande natura, non per trovar se stessi, ma per perdersi e per dimenticarsi in essa. L'esser « fuori di sè » quale desiderio di tutti i deboli e de; malcontenti di sè. 636. «Le aquile piombano d i r e tt a men le ». La distin- zione dell'anima non è meno da riconoscersi nella meravigliosa e orgogliosa semplicità con oui attacca « direttamente ». 637- Guerra alla molle concezione della « distinzione »! Non va per- messo un quantitativo maggiore di brutalità; così come non si deve permettere una comunanza col delitto. Anche la « contentezza di sè » rion ci entra; bisogna essere avventurosi — niente di quella ciarla- taneria delle belle anime. Io voglio far posto a un ideale più robusto. 638. Le due vie. Viene un momento in cui l'uomo ha al suo ser- vizio forza in abbondanza: la scienza è dirett? a realizzare questa schiavitù della natura. Allora l'uomo ha la possibilità di foggiar se stesso a qualcosa di nuovo, di superiore. — Nuova aristocrazia. Allora sa- ranno sorpassate una quantità di virtù che erano prima c o n d i z i o- — 2