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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/263


65 — strano essere ancora ambigue e possono anche venire interpretate secondo quello schema suesposto e, mi sembra con ragione, pre- ferito. Il desiderio di distruzione, di mutamento, di divenire, può essere l'espressione della forza traboccante che ha in sè i germi del futuro (LI termine che io uso per essa, come si sa, è la parola « dio- nisiaco ») e può anche essere l'odio degli sfortunati, dei sofferenti, dei diseredati, quell'odio che distrugge, che deve distruggere per- chè è indignato e irritato da ciò che esiste, da ogni esistenza e da ogni essere. « Eternare » può d'altra parte, essere il risultato della gratitudine e dell'amore : — un'arte avente questa origine sarà sem- pre un'ai'te di apoteosi, ditirambica forse con Rubens, beata con Hafis, chiara e benigna con Goethe, diffondente un'auireola omerica su tutte le cose, può anche essere quella volontà tirannica di uno ohe soffre con difficoltà, che vorrebbe dare l'impronta di legge e di costrizione obbligatoria a quello che è propriamente l'idiosincrasia della sua sofferenza e che si vendica di tutte le cose, coU'introdurre in esse la sua immagine, l'immagine del suo tormemto, col farla en- trare a forza, coU'inciderla nelle cose. Questo è il pessimismo romantico nella sua forma più espres- siva : sia quale filosofìa della volontà di Schopenhauer, sia quale musica wagneriana. 540. Dietro il contrasto di classico e romantico non si na- sconde forse l'opposizione di attivo e reattivo ? 541. Per essere un classico bisogna avere tutti i doni e i desideri forti apparentemente contraddittori, ma averli in modo tale che essi procedano insieme sotto lo stesso giogo e vengano a tempo op- portuno per portare al livello più alto un godimento di arte o di letteratura, o di politica (non dopo che questo livello sia stato raggiunto...) riflettere uno stato generale (sia di un popolo, sia di una cultura) nel più profondo e nel più intimo del- l'anima e in un tempo in cui questo stato esiste ancora e non sia sfigurato dalla imitazione straniera (o ancora allo stato di dipen- denza....); non bisogna essere uno spirito reattivo, ma uno spirito conclusivo e che conduce innanzi, uno spirito affermativo in tutti i casi, anche col proprio odio. - 3ti6