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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/246


48 - alla coerenza del cristianesimo che concepì il buono come il « brutto ». II cristianesimo in questo aveva rag-ione. E' una indegnità per un filosofo il dire « il buono e il bello sono una cosa sola » : se egli poi aggiunge : « e anche il nero » bisogna ba- stonarlo. Noi abbiamo l'arte per non perire dinnanzi alla verità. 510. Che cosa è tragico? Ho già più volte indicato il grande sbajglio di Aristotile che credeva trovare le emozioni tragiche in due 'fu^^y emozioni deprimenti, nella paura e neÙa compassione. Se avesse ragione, la tragedia sarebbe un'arte che mette in pericolo la ^ vita. Bisognerebbe metter la gente in guardia contro di essa, come contro un pericolo e uno scandalo pubblico. L'arte, che è altrimenti il grande stimolante della vita, ebbrezza di vivere, volontà di vivere, diverrebbe qui, al servizio di un movimento discendente, proprio come serva del pessimismo pericolosa per la salute ( — poiché è semplicemente falso che ci si purghi di queste emo- zioni, suscitandole, come sembra credere Aristotile). Qualcosa che suscita abitualmente il timore o la compassione disorganizza, inde- bolisce, scoraggia; — e ammettendo che Schopenhauer avesse ra- gione, ammettendo che si debba imparare la rassegnazione dalla tragedia (cioè una dolce rinuncia alla felicità, alla speranza, alla volontà di vivere) si concepirebbe un'arte, in cui l'arte negherebbe se stessa. La tragedia equivarrebbe allora a un processo di decom- posizione : l'istinto della vita distruggerebbe se stesso nell'istinto dell'arte. Cristianesimo, nichilismo, arte tragica, decadenza psicolo- gica, tutto questo andrebbe di pari passo, giungerebbe contempora- neamente alla preponderanza, si spingerebbe reciprocamente in- nanzi — in basso... La tragedia sarebbe un simbolo della deca- denza. Si può confutare questa teoria col meissimo sangue freddo: basta cioè misurare col dinamometro l'effetto dell'emozione tragica. — E si giunge ad un risultato che può essere disconosciuto soltanto dall'assoluta mendacità di un sistematico: — che cioè la tragedia è un Ionico. Se Schopenhauer non volle capire, se considerò la depressione generale come uno stato tragico, se diede a intendere ai Greci { — che, a suo gran dispetto non « si rassegnavano )>...) che non si trovavano all'altezza di una concezione dell'universo, questo fu un partito preso, la logica del sistema, la falsificazione del S'iste- i