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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/233


35 — l'odio — Ma è uno sbaglio il credere che con ciò si aumenterà «la felicità»: i Corsi per esempio, godono maggior felicità dei continentali. 486. Le cdassi corrotte dominatrici hanno guastato la figura del dominatore. Lo « Stato » che esercita la giustizia, è una viltà, per- chè manca il grande uomo che può esser la misura della giu- stizia. L'incertezza alla fine diventa tanto grande, che gli uomini cadono nella polvere dinnanzi ad ogni forza di volontà che comanda. 487. Non si ha nessun diritto nè all'esistenza, nè al lavoro, e ancor meno alla felicità : le condizioni dell'uomo non sono diverse da quelle dell'infimo verme. 488. -LA LIBERAZIO.NE DA OGNI COLl'A,,. Si parla «della profonda ingiustizia» del patto sociale: co- me S€ fosse sin dall'inizio, un'ingiustizia che uno nasca in con- dizioni favorevoli e un altro in condizioni sfavorevoli, o anzi che uno nasca con date qualità e un altro con altre. I più sinceri fra questi nemici della società decretano : Noi stessi, con tutte le nostre qualità cattive, morbose, criminali, qualità che riconosciamo, siamo solo r inevitabile conseguenza di un'oppressione secolare dei deboli da parte dei forti; essi lasciano il loro carattere sulla coscienza delle classi dominanti. E minacciano, si adirano, maledicono; diven- tano virtuosi per esasperazione : non vogliono esser diventati inutil- mente uomini cattivi, canaglie. Questa attitudine, una scoperta dell'ultima decade del nostro secolo, si chiama anche pessimismo, a quel ch'io sento, e precisa- mente pessimismo dell'indignazione. Qui si pretende di dirigere la storia, di spogliarla della sua fatalità, e di trovar dietro essa una responsabilità dei colpevoli- Si tratta precisamente di questo : si ha bisogno di colpevoli. I diseredati, i decadenti di ogni specie sono in ribellione contro di sè e hanno bisogno di vittime per non estinguere su s e s t e s s i la loro sete di distruzione (ciò che in sè forse, potrebbe sembrar ragionevole). Ma hanno bisogno di una parvenza di diritto, cioè di una teoria che permetta loro di scari- carsi del peso della loro esistenza e del fatto che essi sono confor- —