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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/229


31 - si pone su un nuovo terreno, cioè su quello dei confronti storici e nazionali, rimarrà nell'inutile lotta di astrazioni fondamentalmente false che si presentano oggi come « filosofìa del diritto » e che sono tutte dedotte dall'uomo attuale. Quest'uomo odierno però è un'in- treccio così intricato, anche riguardo ai suoi apprezzamenti di di- ritto, che permette le interpretazioni più diverse. 475. Un vec-chio cinese disse di aver udito che gli imperi, quando debbono perire, hanno molte leggi. 476. << Ricompensa e punizione ». Queste cose vivono insieme, peri- scono insieme. Oggi non si vuole esser ricompensati, non si vuole riconoscere nessuno che punisca... Si è stabilito il piede di guerra: si vuole qualcosa, si incontrano degli oppositori, si raggiunge ciò che si vuole in un modo più saggio se si vive in accordo, — se si stipula un patto. Una società moderna in cui ogni singolo ha fatto il suo « contratto »; il delinquente è uno che rompe il contratto... Questo sarebbe un concetto più chiaro, ma allora non si do- vrebbero tollerare nel seno di una forma di società gli « anarchici » e gli oppositori per principio di questa forma di società. 477. La reciprocità, l'intenzione celata di voler esser pagati; una delle forme più insidiose dell'abbassamento del valore dell'uomo. Porta con sè queir« uguaglianza » che valuta come immorale l'abisso della distanza. 478. I tempi in cui si dirigono gli uomini col premio e col ca- stigo hanno in vist-a una specie inferiore di uomini ancora pri- mitiva: come coi bambini... Nel mezzo della nostra tarda cultura la fatalità e la degenera- zione sono qualcosa che annullano interamente il senso di premio e di castigo. Questa determinazione reale dell'azione per mez- zo della visione del premio e del castigo presuppone delle razze giovani, forti, vigorose. Nelle razze antiche gl'impulsi sono così ir- - 2