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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/227


229 - della criminalità ». In quest'ultimo caso bisogna fargli la guerra prima ancora che egli abbia compiuto atti ostili (prima ope- razione non appena lo si abbia in potere: castrarlo). Non bisogna che i cattivi modi del delinquente e il basso livello della sua intelligenza tornino a suo pregiudizio. Niente è più co- mune del fatto che egli capisca male se stesso (specialmente il suo istinto di rivolta, il rancore del declassò, spesso non è giunto alla sua coscienza, faute de lecture) e che sotto l'impressione della paura, dell'insuccesso, egli calunni e disonori il suo atto: fatta astrazione anche da quei casi, in cui il delinquente cede a un istinto mal com- preso, caso psicologicamente dimostrato, e presta al suo alto, con un'azione accessoria, un falso movente (per esempio col furto, men- tre quel che gl'importava era il sangue). Bisogna guardarsi dal considerare il valore di un uomo secondo un atto singolo. Napoleone ci ha messo in guardia contro questo. Le azioni ad alto rilievo sono insignificanti in modo speciale. Se qualcuno di noi non ha sulla coscienza nessun delitto, per esempio nessun assassinio, — da che dipende? Dal fatto che ci sono man- cate alcune circostanze favoi-^evoli a ciò. E se lo commettessimo, che cosa sarebbe indicato con ciò riguardo al nostro valore? Noi sarem- mo disprezzati, generalmente parlando, se non ci credessero capaci di uccidere un uomo, in date circostanze. In quasi tutti i delitti si esprimono contemporaneamente qualità che non dovrebbero man- care in un uomo. Non a torto Dosloiewsky ha detto che i detenuti dei bagni della Siberia formavano l'elemento più forte e più pre- zioso del popolo russo. Se da noi il delinquente è una pianta mal nutrita e deperita, questo torna a disdoro delle nostre condizioni sociali: nel tempo del rinascimento il delinquente prosperava e si acquistava la propria specie di virtù — certe virtù nello stile del rinascimento, virtù libera da ogni cosa che sappia di morale. Si possono portare in alto solamente gli uomini che non si trattano con disprezzo; il disprezzo morale è un avvilimento maggiore e cagiona maggior danno di qualunque delitto. 471. L'elemento infamante entrato nel castigo solo quando certe pene si collegarono con uomini spregevoli (per esempio gli schiavi). Quelli che maggiormente furono puniti, erano uomini sprege- voli e alla fine, nel castigo, rimase qualcosa di infamante. —