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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/226


28 — m. Noi impariamo a conoscerò quasi soltanto, nel nostro mondo civilizzato, il delinquente schiacciato sotto la maladizione e il di- sprezzo della società, che diffida di sè stesso, che spesso svilisce e calunnia la propria azione, un tipo mal riuscito di de- linquente; e ci opponiamo alla idea che tutti i grandi uomini siano dei delinquenti (solo in grande stile e non in senso meschino), che il delinquente appartiene alla grandez- za {e di questo hanno cosienza quelli che scrutano le reni e anche quelli che sono penetrati più addentro nelle grandi anime — ). Essere « fuori della legge » della tradizione, della co- scienza, del dovere — ogni grand'uomo conosce questo suo pericolo. Ma egli lo vuole anche: egli vuole la grande mèta e anche il mezzo per giungere ad essa. 470. Il delitto appartiene al concetto « rivolto contro l'ordine so- ciale ». Non si «punisce» un rivoltoso: lo si schiaccia. Un rivoltoso può essere un uomo miserabile e spregevole : in sè non c*è nulla di spregevole in una rivolta e riguardo al nostro ordine sociale essere ribelli non abbassa affatto, in sè, il valore di un uomo. Ci sono casi in cui si dovrebbe persino venerare un tal ribelle, poi- ché egli sente qualcosa nella nostra società contro cui è necessario combattere : casi in cui egli ci desta dal torpore. 11 fatto che il delinquente commette un atto particolare verso un singolo non contraddice a ciò che tutto il suo istinto è in istato di guerra contro l'intero ordine sociale: l'azione quale puro sin- tomo. Bisogna ridurre il concetto di « castigo » al concetto di repres- sione di una rivolta, misura di sicurezza contro il vinto (cattività totale o parziale). Ma il castigo Tion deve essere l'espressione del disprezzo: un deliquente è, in ogni caso, un uomo che arrischia la sua vita, il suo onore, la sua libertà, — un uomo di coraggio. Parimenti non bisogna considerare il castigo come un'espiazione, oppure come un pagamento — come se ci fosse un rapporto di scam- bio fra la colpa e il castigo — il castigo non purifica, perchè il delitto non insudicia. Non bisogna escludere al delinquente la possibilità di far la pace colla società; supposto che egli non appartenga alla « razza ■ I -