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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/214


— « Il mondo è qualcosa, che ragionevolmente non sarebbe, perchè esso procura al soggetto senziente più dolore che gioia»; — chiac- ch'iere di questa sorta si chiamano oggi pessimismo! Piacere e pena sono cose accessorie, non cause, sono giudizi di valore di secondo grado, che si deducono dapprima da un valore primario, — qualche cosa che in forma del sentimento espri- me r« utile », il « dannoso » e quindi qualche cosa di assolutamente transitorio e dipendente. Infatti per ogni « utile», «dannoso» hì- sogna chiedere sempre cento diversi a che? Io disprezzo questo pessimismo della sensibilità: che in sè è un segno di profondo impoverimento della vita. 444. Come succede, che gli articoli di fede fondamentali nella psi- cologia siano le piì> tristi cavillazioni e falsificazioni? « L' u o m o tende alla felicità» — che vi è, per es. di vero in ciò? Per capire che cosa sia « vivere », qua! sorta di sforzo e di tensione esso sia, la formula deve valere tanto per le piante quanto per gii animali. « A che tende la pianta? » — ma qui non ci siamo figurata una falsa unità, che non esiste : il fatto di un accrescimento multiplo a milioni di volte con iniziative proprie e mezzo proprie è nascosto e negato, se ci rappresentiamo una grossolana unità « pianta ». È innanzitutto assai chiaro che gli ultimi piccolissimi « individui » non si devono intendere nel senso di « individui metafisici », atomi, che le loro sfere di influenza si spostano continuamente : ma ognu- no di essi, quando si muta in tal modo, si sforza verso la felicità? Ma ogni allargarsi, incorporare, crescere è un opporsi a qual- cosa che contrasta; movimento è essenzialmente qualcosa di colle- gato a stati spiacevoli: deve, ciò che qui agisce, volere in ogni caso alcunché di altro, se vuole e continuamente cerca in tal modo il dolore. — Perchè le piante di una foresta lottano le une contro le altre? Per la « felicità »? — Per la potenza!.. . L'uomo, divenuto signore delle forze naturali, signore della sua propria ferocia e sfrenatezza fi desideri hanno imparato a obbedire, ad essere utili) — l'uomo, in confronto ad un precursore animale, rappresenta una immensa quantità di potenza, — non piìi di « felicità»! Come si può affermare che egli abbia aspirato alla felicità