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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/213


la forza muscolare dell'organismo scenda considerevolmente, non offre alcun appoggio a cercare la natura del dolore in una di- minuzione del sentimento di potenza. Non si reagisce al dolore, sia detto ancora una volta: la pena non è una <« causa » di azioni. Il dolore stesso è una reazione, il movimento di riparo è un'altra e più pronta reazione, — entrambi prendono il loro punto di partenza da diverse parti... ■441. Si è confuso il dolore con un modo di esso, con quello della stanchezza : quest'ultimo infatti rappresenta una profonda diminu- zione od abbassamento della volontà di potenza, una perdita mi- surabile di forza. Ciò significherà : vi è a) dolore come mezzo di eccitare l'accrescimento della forza, e b) dolore dopo uno sciupio di forze; nel primo caso uno s t i m u 1 u s, nel secondo -la conse- guenza di un'eccitazione eccessiva... I^a incapacità dell'opposizione è da ascriversi a quest'ultimo dolore: la provocazione dell'oppositore appartiene al primo... Il piacere che si prova ancora soltanto nello stato della stanchezza. La grande confusione dei psicologi consiste nel fatto che essi non distinsero queste due sorta di piaceri — quello di dormire e quello di vincere. Gli stanchi vogliono riposo, distensione di membra, pace, silenzio, — è la felicità delle re- ligioni e filosofie nichilistiche; i ricchi e i viventi vogliono vittoria, avversari vinti, sovrabbondanza del sentimento di potenza in una cerchia piìi estesa di prima. Tutte le funzioni sane dell'organismo hanno questo bisogno, — e l'intero organismo è un tale complesso di sistemi aspirante ad un aumento dei sentimenti di potenza. 442. Intellettualità del dolore: esso non designa in sè che cosa è stato danneggiato al momento, ma qual valore ha il danno rispetto all'intero individuo. Vi sono dolori, nei quali « la specie », e non l'individuo, soffre — ? 443. La somma di dolore vince la somma di piacere: per conse- guenza il non essere del mondo sarebbe meglio che il suo essere » — - 216