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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/198


00 - b 0 1 e , non è la conseguenza di un'obbedienza o di una regola o di una costrizione.... Il grado di resistenza e il grado di dominio — di ciò si tratta in ogni fatto: se, per nostra comodità di calcolo, sappiamo espri- mere ciò in formule e « leggi », tanto meglio per noii Ma con ciò non abbiamo posto nel mondo una « moralità », così da immagi- narlo come obbediente. Non vi è una legge: ogni potenza trae in ogni momento la sua ultima conseguenza. Precisamente la calcolabilità riposa sul fatto che non vi sia una possibilità d'altro. Un quantitativo di forza è indicato dall'azione che esercita e da quella a cui si oppone. Manca l'adiaforia: che sarebbe pensa- bile in sè. E' essenzialmente una volontà di oppressione e di di- fesa contro l'oppressione. Niente conservazione di sè: ogni atomo agisce nell'intero tutto, — è soppresso, quando si sopprime questa radiazione di volontà di potenza. Perciò io lo chiamo un quanti- tativo di « volontà di potenza ». Nè con questo si esprime il carat- tere che non può essere soppresso dall'ordine meccanico, senza sop- primere questo stesso ordine. Una traduzione di questo mondo di azioni in un mondo v i - si bile — un mondo per gli occhi — è il concetto « movimento ». Qui è sempre sottinteso, che qualcosa è mosso, — è pensata sempre inoltre una cosa che agisce, sia nella finzione di un atomo molecolare, sia perfino nell'astrazione di esso, nell'atomo dinami- co — cioè non siamo trascinati fuori dalla consuetudine, alla quale ci guidano sensi e lingua. Soggetto, oggetto, un agente per l'azione, un agire e ciò che esso fa, separati : non dimentichiamo che ciò in- dica una pura semiotica e niente di reale. La meccanica come dottrina del movimento è già una traduzione nel lin- guaggio sensibile dell'uomo. 412. La «regolarità» della successione è solo un'^pressione figurata, come se una regola debba essere seguita, non un fatto reale. E lo stesso della ■< uniformità delle leggi ». Troviamo una formula per esprimere un modo di successione sempre ricor- rente: con ciò non abbiamo scoperto una «legge», e an- cor meno una forza, che sia causa del ricorso delle successioni. Che qualcosa accada sempre in un certo modo, è qui interpretato come se un essere, in seguito ad una obbedienza verso una legge od un — 2