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dato avanti come nichilista, mi ha ingannato su questo fatto fondamentale. Quando si va verso uno scopo sembra impossibile che la assenza di meta «in sè» possa essere l’articolo fondamentale della nostra fede.


31.


Il nichilista filosofico è convinto che tutto ciò che accade è senza senso e senza utilità: ma non dovrebbe esistere un essere privo di senso e inutile. Però di dove viene questo: « non dovrebbe esistere?» Dove si prende questo «senso» e questa misura? Il nichilista in fondo pensa che la vista di un tale essere vuoto, senza utilità, agisce sopra un filosofo in modo non soddisfacente, gli dà un’impressione di vuoto, di disperazione. Una simile constatazione contraddice la nostra sottile sensibilità di filosofi. Deriva da questa assurda valutazione: il carattere dell’esistenza dovrebbe dar piacere al filosofo, perchè l’esistenza potesse sussistere di pieno diritto....

E’ facile ora capire che il piacere e il malcontento, nel campo di ciò che accade, debbono esser considerati come «mezzi»; rimarrebbe ancora da chiedere se noi, in generale, potremmo vedere il «senso», «lo scopo» e se la questione del senso o del non senso, non sia per noi insolubile.


32.


Modi dell’autointorpidimento. — Nell’intimo: non sapere dove si va a finire. Vuoto. Tentativo di uscirne coll’ubbriacatura. Ubbriacatura come musica, ubbriacatura quale crudeltà nel tragico godimento della rovina di quanto c’è di più nobile. Ubbriacatura quale cieco fanatismo per singoli uomini o per alcune epoche (come l’odio, ecc.).

Tentativo di lavorare senza riflessione quale strumento della scienza; aver l’occhio aperto a molti piccoli godimenti, per esempio come conoscitore (modestia verso di sè); — la limitazione, nel generalizzare sopra di sè, ad un pathos: il misticismo, il godimento voluttuoso dell’eterno vuoto: l’arte per l’arte («le fait»), la «pura conoscenza» quale narcosi del disgusto in sè stesso; qualsiasi lavoro costante, qualsiasi piccolo, assurdo fanatismo: la confusione di ogni rimedio, malattia per l’intemperanza generale (la scostumatezza uccide il piacere):

1) Debolezza di volontà quale risultato.