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- - 21 - dato avanti come nichilista, mi ha ingannato su questo fatto fonda- mentale. Quando si va verso uno scopo sembra impossibile clie la assenza di meta « in sè » possa essere l'articolo fondamentale della nostra fede. 3x. Il nichilista filosofico è convinto che tutto ciò che accade è senza senso e senza utilità: .ma non dovrebbe esistere un essere privo di senso e inutile, Però di dove viene questo : « non dovrebbe esistere ? » Dove si prende questo « senso » e questa misura? Il nichi- lista in fondo pensa che la vista di un tale essere vuoto, senza uti- lità, agisce sopra un filosofo in modo non soddisfacente, gli dà un'impressione di vuoto, di disperazione. Una simile constata- zione contraddice la nostra sottile sensibilità di filosofi. Deriva da questa assurda valutazione : il carattere dell'esistenza dovrebbe dar piacere al filosofo, perchè l'esistenza potesse sussi- stere di pieno diritto.... E' facile ora capire che il piacere e il malcontento, nel campo di ciò che accade, debbono esser considerati come « mezzi »; rimar- rebbe ancora da chiedere se noi, in generale, potremmo vedere il . « senso », « lo scopo » e se la questione del senso o del non senso, non sia per noi insolubile. 32. Modi dell'autointorpidimento. — Nell'intimo : non sapere dove si va a finire. Vuoto. Tentativo di uscirne coll'ub- briacatura. Ubbriacatura come musica, ubbriacatura quale crudeltà nel tragico godimento della rovina di quanto c'è di più nobile. Ub- briacatura quale cieco fanatismo per singoli uomini o per alcune epoche (come l'odio, ecc.). Tentativo di lavorare senza riflessione quale strumento della scienza; aver l'occhio aperto a molli piccoli godimenti, per esempio come conoscitore (modestia verso di sè); — la limitazione, nel ge- neralizzare sopra di sè, ad un pathos: il misticiamo, il godimento voluttuoso dell'eterno vuoto: l'arte per l'arte (>■ le fait »), la « pura conoscenza » quale narcosi del disgusto in sè stesso; qualsiasi lavoro costante, qualsiasi piccolo, assurdo fanatismo : la confusione di ogni rimedio, malattia per l'intemperanza generale (la scostumatezza uc- cide il piacere) : 1) Debolezza di volontà quale risultato. à