Apri il menu principale

Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/189


o. - 191 - Esso è quello che mette in dubbio e svaluta il mondo che noi siamo: esso fu sino ad ora il nostro più pericoloso attentato alla vita. G u e r r a a tutti i preconcetti, coi quali si è immaginato un mon- do vero. E' nel numero di questi preconcetti che ivalori morali siano i più alti. La superiorità della valutazione morale verrebbe confutata, quan- do potesse venir dimostrata come conseguenza di una valutazione immorale: come un caso singolo della reale immoralità: essa si ridurrebbe con ciò da se stessa ad un'a p p a r e n z a, e come a p i) a- r e n z a non avrebbe più alcun diritto di condannare l'apparente. C. La « volontà del vero » sarebbe quindi da studiarsi psicologica- mente : essa non è una potenza morale, ma solo una forma della vo- lontà di potenza. Questo sarebbe da dimostrarsi con ciò, che la vo- lontà si serve di tutti i mezzi immorali: e innanzi tutto di quelli me- tafìsici. Oggi ci troviamo di fronte all'osarne deUaffermazione che i va- lori morali sono i valori supremi. Il metodo della ricerca è raggiunto solo quando si sono vinti tutti i preconcetti mo- rali: — esso rappresenta una vittoria sulla morale..., 386. La favola più madornale è quella della conoscenza. Si vorrebbe sapere come le cose in sè sono formate: ma vedi un po', non vi sono cose in sèi Posto anzi che vi sia un in-sè, un incondizionato, non potrebbe per ciò appunto essere conosciuto! Qualcosa di incondizionato non può essere conosciuto: altrimenti non sarebbe un incondizionato! Ma conoscere è sempre « porsi in rela- zione con qualche cosa » — ; un tal conoscente vuole che ciò che egli vuol conoscere non lo tocchi affatto, e che questa stessa cosa non abbia alcun rapporto con nessuno: si trova anzitutto una contraddi- zione nel voler conoscere e nel volere che la cosa non abbia nessun rapporto col conoscente (a che fine allora conoscere?), in secondo luogo in ciò che qualcosa che non abbia lapporto con nessimo non è, e quindi non può essere nota. — Conoscere significa « porsi in ralazio- ne con qualcosa » : sentirsi condizionato da qualcosa, e perciò dalla nostra stessa parte condizionarla — è quindi in tutte le circostanze uno stabilire, un segnare, un prender coscienza delle condi- zioni (non un indagare essenze, cose, in sè).