Apri il menu principale

Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/175


non crediamo più al soggetto agente, cade anche la credejiza nella cosa agente, nell'azione scambievole, causa ed effetto, tra quei fenomeni, che chiamiamo cose. Vien meno con ciò naturalmente anche il mondo degli atomi agenti: la cui concezione si è sempre formata neJla presupposi- zione che occorrano dei soggetti. Vien meno infine anche la « cosa in sè »: la quale in fondo non è che la concezione di un « soggetto in sè ». Ma noi compren- diamo che il soggetto è finto. L'opposizione tra « cosa in sè » e « fe- nomeno » è insostenibile; ma con ciò cade anche il concetto di « f e- n 0 m e n 0 » . c) Se noi abbandoniamo il soggetto agente, allora anche l'oggetto, sul quale si agisce. La durata, l'eguaglianza con se stesso, l'essere, non inerisce nè a ciò che è chiamato soggetto, nè a ciò che è chiamato oggetto: sono complessi del divenire apparente- mente durevoli in rapporto ad altri complessi, — così per esempio mediante una differenza nel tempo del divenire (riposo — movimen- to, duro — molle : tutte le opposizioni, che non esistono in sè, e con le quali vengono espresse soltanto di fatto delle differenze di grado, ohe si danno l'apparenza di opposizioni in grazia di una certa misura di ottica. Non vi sono opposizioni : soltanto nella logica abbiiimo il concetto di opposizione — e di li lo abbiamo falsamente l':ssì -i ' A : dj Se noi eliminiamo i concetti di » soggetto » e « oggetto », allora sparisce anche quello di «sostanza» e per conseguenza anche le diverse modificazioni di esso, per esempio « materia » «spirilo» e altre mtuie ipotetiche, «eternità e immutabilità della sostanza» ecc. Ci siamo liberati della sostanzialità. Moralmente espresso, il mondo è falso. Ma in quanto la morale stessa è una parte di questo mondo, essa è falsa. La volontà del vero è un fissare, un far vero e durevole, un bandire dalla vita quel carattere falso, una trasmutazione dello stesso nell'essere. « Verità » è così non qualcosa che esista e sia da trovare, da scoprire, — ma qualcosa, che è da formare e che offre il nome ad un processo, più ancora ad una volontà di predominio, che non ba in sè alcun fine: introdurre la verità, come un proccssus in infinitum, un determinare at- tivo, — non un divenir cosciente di qualcosa, che sarebbe in sè saldo e determinato. £ una parola per la « volontà di potenza ». La vita è fondata sul presupposto di una fede in qualche cosa — 178 —