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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/147


49 — là la sua sede — ; abbiamo imparato che le sensazioni che si consi- derano ingenuamente condizionate dal mondo esteriore, sono in realtà condizionate dal mondo interiore; che la vera azione del mon- do esteriore si svolge sempre incoscientemente.... Il frammento di mondo esteriore di cui noi diventiamo coscienti è nato dopo l'effetto esercitato su noi dall'esteriore, è proiettato piii tardi come « causa ».. Nel fenomenalismo del « mondo interiore » noi capovolgiamo là cronologia della causa e dell'effetto. Il fatto fondamentale del- l'esperienza interiore è che la causa è immaginata, dopo che l'ef- fetto Ila avuto luogo... Lo stesso dicasi della successione delle idee: — noi cerchiamo la mgione di un pensiero prima che ci sia diventato cosciente : e poi la ragione e in seguito la sua conseguenza enti-ano nella nostra coscienza...! Tutti i nostri sogni consistono nell'inter- pretare dei sentimenti complessivi riconducendoli alle loro cause possibili : e in modo, invero, che uno stato diventa cosciente soltanto V quando la catena delle causalità inventate per interpretarlo, è entrata nella coscienza. Tutta « l'esperienza interiore » si basa su questo, che ad una irritazione dei centri nervosi si cerca e s'immagina una causa e che è solamente la causa così trovata che penetra nella co- scienza ; questa causa non è assolutamente adeguata alla vera causa, è un tastare, basato sulle precedenti « esperienze interiori » cioè sulla memoria. Ma la memoria conserva così l'abitudine delle an- tiche interpretazioni, cioè della causalità erronea — di modo che r« esperienza interiore » deve ancora portare in sè le conseguenze delle antiche false finzioni causali. Il nostro « mondo esteriore » come noi lo proiettiamo ad ogni momento, è indissolubilmente unito al vecchio errore circa la causa : cerchiamo d'interpretarlo collo sche- matismo dell'" oggetto » ecc. L'« esperienza interiore » giunge alla nostra coscienza soltanto dopo aver trovato un.linguaggio che l'individuo può compren- dere — cioè la trasposizione di uno stato in stati a lui p i ìi cono- sciuti — ; « comprendere » dal punto di vista ingenuo vuol dire poter esprimere qualcosa di nuovo nella lingua di qualcosa di vec- chio, di conosciuto. Per esempio « mi sento male » — un simile giu- dizio presuppone una grande e tardiva neutralità da parte dell'osservatore; — l'uomo ingenuo dirà sempre: questa o quella cosa fa che io mi senta male, — egli giudicherà chia- ramente il suo malessere soltanto quando vedrà una ragione per sentirsi male... Chiamo questo mancanza di filosofia; poter leggere un testo come testo, senza mescolarvi una interpreta- - 160 -