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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/143


45 — 286. 1) Le funzioni organiche ricondotte alla volontà fondamentale, la volontà di potenza, — e da essa sort€ per separazione. 2J La volontà di potenza si specializza come volontà di nutri- zione, di possesso, di strumenti, di servii (obbedienti) e di doma- tori : il corpo come esempio. La volontà piìi forte dirige quella più debole. Non esiste altra causalità all'infuori di quella di una volontà sull'altra. Non si spiega meccanicamente. 3) Pensare, sentire, volere in tutto ciò che è vivente. Che cosa è il piacere se non : un'eccitazione del sentimento di potenza, per mezzo di un impedimento (ancora più forte, per mezzo di impedi- menti e di resistenze ritmiche) — così che con ciò esso cresce. Dun- que in ogni piacere è incluso il dolore — Se il piacere deve diventare molto grande, bisogna che i dolori diventino lunghissimi e la ten- sione dell'arco straordinaria. 4) Le funzioni spirituali — Volontà di foggiare, di rendere somi- gliante ecc. 287. La volontà di potenza si può manifestare solo sugli ostacoli, essa cerca dunque ciò che le oppone resistenza — è questa la ten- denza originaria del protoplasma quando stende i pseudopodi e tasta intorno a sè. — L'appropriarsi e l'incorporarsi qualcosa è anzitutto un voler soggiogare, un formare, un conquistare e un trasformare, finché alla fine il dominato è passato interamente nel dominio della potenza dell'assalitore e lo ha aumentato. Se quésta incorpo- razione non riesce, l'organismo si suddivide : e la d u a 1 i t à appare come conseguenza della volontà di potenza : per non lasciar sfug- gire ciò che è stato conquistato, la volontà di potenza entra in due volontà staccate (in certe condizioni senza rinunciare completamente alla sua unione fra le due). « Fame » è soltanto un'accomodamento più ristretto dopo che lo stimolo fondamentale della potenza ha raggiunto un'espressione più spirituale. 288. Non si può ritrovare sulla strada delle indagini dello sviluppo ciò che è la causa dell'esistenza generale dello sviluppo; non si deve voler intenderlo come « diventante » e ancora meno come « diven- tato )>. La « volontà di potenza » non può esser diventata. — H