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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/142


se dovesse essere un giuoco dà bambini, bisognerebbe procedere in- nanzi e di buon animo — gli uni a ritrovare, gli altri — noi altri! — a metter dentrol 282. Quando si nega la moralità del « tu non devi mentire » « il senso della verità » deve farsi riconoscere dinanzi a un altro tribu- nale : — quale mezzo della conservazione dell'uomo, quale volon- tà d i potere . Così pure il nostro amore per il bello è anch'esso la volontà formativa. Questi due sensi sono uniti; il senso per il reale è il mezzo per avere in mano il potere, per formare le cose secondo il nostro piacere. Il piacere nel formare e nel riformare — un piacere originario! Noi possiamo comprendere solo un mondo, quello che noi stessi abbiamo fatto. 283. « Umanizzare » il mondo, vuol dire sentirsi sempre più padroni in esso. 284. I nostri valori sono introdotti per interpretazione nelle rose. Esiste dunque un senso in « in sè? » Non è il senso necessariamente appunto senso di relazione e prospettiva? Ogni senso è volontà di potenza (tutti i sensi di relazione si rivolgono in essa). 285. Se l'essenza intima dell'essere è volontà di potenza, se piacere è ogni ajumento di potenza e dispiac-ere di sentimento di non poter resistere e di non poter diventar padroni, non ci è permesso dunque di considerare il piacere e il dispiacere come fatti cardinali? E' possibile la volontà senza queste due oscillazioni del sì e del no? — Ma chi sente piacere?... ma chi vuole il potere?... Domanda assurda! Quando l'essenza stessa è volontà di potenza e conseguentemente sensazione di piacere e di dispiacere! Malgrado ciò occorrono approvazioni, resistenze, dunque, dal punto di vista relativo unità che si soppraffanno. - 1