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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/109


li - In somma: l'origine della religione si trova negli estremi senti- menti di potenza che sorprendono l'uomo per il loro carattere s t r a- no : e simile al malato che sente strane pesantezze in un suo mem- bro e giunge alla conclusione che un altro uomo è coricato su di lui, l'ingenuo homo religiosus si scompone in parecchie persone. La religione è un caso dell'" alteration de la personalilé ». Una spe- cie di sentimento di terrore e di paura dinanzi a sè slesso.... Ma nello stesso tempo un sentimento straordinario di felicità e di supe- riorità.... Fra malati, il sentimento della salute, basta far credere in r3io, nella vicinanza di Dio. Psicologia rudimentale dell'uomo religioso. Tutti i cambiamenti sono effetti: tutti gli effetti sono effetti di vo- lontà (manca il concetto di «natura» e di «legge di natura»); tutti gli effetti presuppongono un agente. Psicologia rudimentale: l'uomo è causa soltanto nel caso in cui sa di aver voluto. Risultato: Gli stati di potenza attribuiscono all'uomo il senti- mento che egli n o n è causa di essi, che egli non ne è respon- sabile; — vengono senza esser voluti : quindi non possiamo averli originati; — la volontà che non è libera (cioè la coscienza di un cambiamento in noi, senza che noi l'abbiamo voluto) richiede una volontà estranea. Conseguenza: l'uomo non ha osato attribuire a sè tutti i suoi momenti forti e meravigliosi, — li ha concepiti come « passivi » — come «subiti», come «soggiogamenti»: la religione è una crea- zione di un dubbio riguardante l'unità della persona una alte- ration della personalità; in quanto tutte le cose grandi e forti furono concepite dall'uomo come sovrumane, come estranee, l'uomo si impiccoliva; — egli poneva in due sfere separate le due parti, una debole e meschina, e una molto forte e meravigliosa, chiamava la prima « uomo » e la seconda « Dio ». Ha continuato ad agire in questo modo. Durante il periodo della idiosincrasia morale egli non ha interpretato i suoi alti e sublimi stati morali come « procedenti dalla sua volontà », come « opera » della persona. Anche il cristiano separa la sua personalità in due parti, l'una, meschina e debole finzione, che egli chiama uo- mo, e un'altra che egli chiama Dio (Salvatore, Liberatore). La religione ha abbassato il concetto « uomo », la sua ultima conclusione è che tutta la bontà, la grandezza, la verità sono sovru- mane e date soltanto per mezzo di una grazia.... 211. - 1