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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/10


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gli usi sociali. La virtù è un’obbedienza a certi necessari «pregiudizi» a favore della conservazione della società». Missionario della cultura, aristocratico, difensore delle classi vincitrici e dominanti e dei loro valori.

Ma Rousseau rimase plebeo, anche come «homme de lettres» il che era inaudito: il suo sfacciato disprezzo per tutto ciò che egli stesso non era.

Ciò che vi è di morboso in Rousseau è quello che è più ammirato ed imitato (Lord Byron gli è parente, anch’egli si sforza a sublimi altitudini, a un’ira piena di rancore; segno di volgarità. Più tardi, ricondotto all’equilibrio, per mezzo di Venezia, capì quello che più solleva e consola, «l’insouciance»).

Rousseau è orgoglioso di quello che è, malgrado la sua origine, ma va fuori di sè quando gliela ricordano. In Rousseau indubbiamente squilibrio mentale, in Voltaire una eccezionale sanità ed agilità della mente. Il rancore del malato: i tempi della sua pazzia ed anche quelli della sua misantropia e della sua diffidenza.

La difesa di Rousseau della provvidenza (in opposizione al pessimismo di Voltaire): egli aveva bisogno di Dio per poter gettare la sua maledizione sulla società e sulla civiltà; tutto doveva essere buono in sè, poichè era stato creato da Dio: solo l’uomo ha guastato l’uomo. «L’uomo buono», quale uomo della natura, era una pura fantasia; ma col dogma della provenienza divina, era reso un po’ più probabile e fondato.

Romanticismo a la Rousseau: la passione (il diritto sovrano della passione) la naturalezza, il fascino della stravaganza (la pazzia considerata come grandezza), l’insensata vanità del debole, il rancore della plebe come giudice (in politica, si è già preso da un secolo un malato per guida).


8.


I due grandi tentativi che sono stati fatti per superare il 18° secolo sono:

Napoleone — in quanto egli risvegliò nuovamente l’uomo, il soldato, e la grande lotta per il potere. L’Europa concepita quale unità politica.

Goethe — in quanto immaginò una cultura europea la quale raccogliesse l’intera eredità della «Humanitas» già raggiunta.