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16 autocritica


fondamentale del basso la collera e il gusto di annientamento, una furiosa risolutezza contro tutto ciò che è «oggi», una volontà che non è affatto troppo lontana dal nichilismo pratico e che sembra dire: «è meglio che sia vero il Nulla, piuttosto che voialtri abbiate ragione, piuttosto che la vostra verità vinca!»? Tendete gli orecchi, signor pessimista e deificatore dell’arte, a una sola voce scelta dal vostro libro, in quel luogo abbastanza eloquente dell’uccisor di draghi, che all’udito e al cuore dei giovani deve suonare insidioso e trappolante: come? Non è cotesta la schietta spiccicata profession di fede romantica del 1830 sotto la maschera del pessimismo del 1850? non preludia sotto di quella il solito finale romantico, caduta, rovinio, ritorno e genuflessione all’antica fede, ai piedi dell’antico Iddio? Come? il vostro libro pessimista non ò forse esso stesso un esemplare di anti-ellenismo e di romantica, esso stesso qualcosa di «altrettanto ubbriacante che offuscante», comunque, un narcotico, anzi un esemplare di musica e di musica tedesca? Ma si ascolti:

«Figuriamoci una generazione venuta su con questa intrepidità di sguardo, con questo impeto eroico pel prodigioso: figuriamoci il passo ardimentoso di questi uccisori di draghi, la superba temerità con cui voltano le spalle a tutte le pusillanimità dottrinali dell’ottimismo, per «vivere risolutamente» in tutto e per tutto: non sarebbe necessario, che l’uomo tragico di siffatta cultura, per la sua propria educazione alla fortezza e al terribile, domandasse un’arte