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prefazione del traduttore xliii


musicale l’artista musico si abbandoni all’istinto della volontà, il quale gli susciti nella mente rappresentazioni diverse dalla pura intuizione musicale che va a concretarsi nell’espressione musicale: come l’io lirico del poeta, del pittore, dell’architetto è io lirico poetico, pittorico, architettonico, cosi l’io lirico del musicista è io lirico musicale, e niente altro che musicale. Creando, il musicista non intuisce niente altro che quella musica, nel cui parto si allevierà del suo travaglio lirico. Come tutti gli altri artisti, nell’istante creativo il musicista è tutto fantasia; e sul quadro della sua fantasia non si affacciano visioni di aurore e di tramonti, evocazioni di avvenimenti storici, immagini d’uomini e di animali, belle o brutte che siano, gioconde o spaventose, comiche o tragiche; non c’è altro che il groviglio sonoro e canoro della sua musica in gestazione. Paesaggi, uragani, visioni idilliache, nozioni storiche possono, sì, favorirgli l’ispirazione, accendergli 1 estro; ma a lui né più né meno come all’oratore, allo statuario, all’architetto, al dipintore. Un musicista che nell’atto di esprimere le sue armonie avesse nella mente una scena primaverile e non le sue armonie, sarebbe un fotografo dei suoni, non già un artista musico. Il musicista che, come si dice, «mette in musica» un libretto, una romanza, una canzone e simili, in realtà riceve dalla poesia non più che mera ispirazione, ne cava non più che lo stimolo all’estro; talché la poesia e la musica cessano di essere poesia e