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xl prefazione del traduttore


Oh, quanto ce ne rallegriamo! Intanto accade questo fatto: che non bastava il demone di Socrate a mandarci la faccenda a rotoli col suo ottimismo della scienza: sopravvenne, per giunta, il cristianesimo, che con la sua cieca negazione del mondo e della vita per ragion del cielo, con la sua prosaica morale per ragion del paradiso, ci ha spento l’unica giustificazione, la sola e vera luce che ci faceva la vita degna di essere vissuta. È una necessità impellente, dunque, risuscitare quella giustificazione, riaccendere la luce: evocare, insomma, un anticristo, che arrivi a tempo a liberarci di cotesto cristo così morale, così poco metafisico, cosi antiestetico e antiartistico.

Chi è stata all’umanità la grande e insuperata maestra di bellezza, dalla quale la civiltà non cessa e non cesserà mai d’imparare il magistero deificatore, dalla quale gli uomini ricevono l’iniziazione alla propria apoteosi? È stata la divina Ellade; e lo è stata in virtù della pessimistica sapienza silenica appresa direttamente, per mezzo della musica, dal seno metafisico della gran madie di tutto, la Volontà; e il musico, rivelatore tragico, fu un dio venutole dalla sede augusta della stirpe consanguinea e congeniale, dall’aria India, sul carro tirato dalle tigri e dalle pantere, fatte manse dal suo incantesimo: dunque Dioniso, precettore e incantatore dell’Eliade, è l’eterno anticristo salvatore. Dioniso è l’anticristo metafisico estetico che deve restaurare dalle fondamenta il mondo o, più propriamente, il